Settimana scorsa io e il mio amoroso ammmore abbiam traslocato in una quasi-stabile dimora. Il nostro nido d’ammmore (sì sì lo scriverò due milioni di volte in questo post perché l’ammmore nella mia vita trionfa, va bene? ) è piccolo ma delizioso. Abbiamo un portichino e un’entrata singola, le travi a vista, un bagno finestrato con vasca (lusso sfrenato a Venezia per case abbordabili dalle nostre tasche), una padrona di casa lontana lontana e pare disponibile (ma non canto vittoria, i padroni di casa sono delle bestie che si rivelano col tempo). La casa è situata in una delle mie zone preferite e ci metto meno di mezz’ora per andare a lavorare e prendo un mezzo non affollato dai balneanti e dai biennalisti-intellectual-trendy.
Il trasloco è andato piuttosto bene, abbiam trovato un valido ed economico collaboratore, il classico uomo d’altri tempi tutto-fare-disponbile-comprensivo-buono. Inoltre devo dire che il mio amorevole ammmore mi ha piacevolmente sorpreso e aiutato in molti modi: alla faccia di chi dice che serve la panza per far la sostanza di un uomo. Tzè. Tutte scuse. Il mio snello amore si è portato notevolissimi pesi, compreso quello della mia ansia che ha saputo controllare e domare.
Tutto bene, no?
Ma, volete non ci sia un ‘ma’?
C’è.
Il MA è che abitiamo nella Corte dei Miracoli. Nel senso che abitiamo in una corte la cui caratteristica pare sia di accogliere Personaggi bizzarri. (Noi compresi, of course).
I peggiori sono quelli che abitano sopra di noi, ovviamente. Io e il mio razzismo siam stati ripagati: sopra la nostra testa transitano un numero imprecisato di cinesi e tutti i loro mobili. Già. Dal bucato proficuo si deduce che girino almeno tre bimbi dai 4 ai 6 anni, che urlano saltano gridano e battono con una certa ossessione elementi vari sul pavimento (la capoccina no?). Ma non avevano un numero limitato di figli? E i comunisti non usano più mangiarsi i bambini? Ma non li mandano a lavorare 15 ore al giorno? Ma dovevamo averli proprio noi i cinesi casinari sopra la testa? E, soprattutto, dove cazzo erano quando siam andati a vedere la casa due volte con l’agente? D’altra parte gli adulti hanno toni di voce che superano di gran lunga il massimo dei decibel del nostro televisore e che secondo me vengono dalla Napoli cinese. Devono dormire tutti ammassati nello stesso luogo in cui mangiano perché non fanno altro che spostar mobili. La cosa positiva è che i profumini che emana la cucina sono ottimi. Sto già meditando la ruffianata di chiedere ricette per poi calare di sopresa il piombo: se non la finite di traslocare ogni giorno vi incendio il bucato. Comunque sto esgerando per far ridere, eh. Non sono così incazzata. No no.
Altro elemento acusticamente rilevante è il ‘matto’. Trattasi di Signore veneziano molto distinto, ben vestito e pettinato, probabilemente over 70. Capita si adiri senza mai usare però espressioni dialettali, ma con uso di una certa enfasi nelle sue esternazioni sia nei toni che nei termini (‘Ti ho detto Ace Gentile, non Ace’ o anche ‘349, porca troia, ho detto 349). Combinazione vuole che sia un personaggio già noto a me e al mio amoroso ammmore, in quanto abituè di uno dei nostri baretti di origine. Ricordo ancora l’invidia nei suoi occhi e la riprovazione in quelli della sua consorte quando io e David slinguazzavamo appassionati davanti a loro. E ora siam vicini di casa: com’è piccolo il mondo eh?
Poi c’è il rocker, con una spiccata passione per il Rolling Stones. E questa è cosa buona e giusta. Pare abbia anche una bella voce.
Poi abbiamo la coppia di bimbi paffuti e dispettosi che bruciano materiale plastico sospetto e puzzone, che poi abbiamo scoperto essere in realtà una coppia lesbo.
C’è il 50enne fascinoso capello liscio, un po’ lungo, antracite.
C’è un/una bianco vestita (non è ancora chiaro il genere), in completo da uomo bianco con tanto di cappello, occhiale con catenella e capello grigio-bianco lungo.
E infine i turisti. Noi credevamo di essercene liberati essendo in una corte un po’ nascosta...e invece no. Arrivano anche lì, ma son silenziosi con le loro cartine, attraversano la corte in diagonale, per poi scoprire che la corte ha l’unico sbocco in canale, si guardano attorno smarriti in cerca di aiuto ed è lì che, se mai un residente è presente, gira lo sguardo per essere lasciato in pace per non dover dare indicazioni anche quando è in mutande a casa sua. Credo seguiranno statistiche sui tempi di reazioni del ‘ho cannato strada, dove cazzo sono, Venezia è un labirinto, però è tanto bella, però non ci vivrei’ (e meno male).
Sì, devo ancora comprarmi le tende.
*Titolo: massaria in canal. I traslochi son sempre stati un momento di grande interesse per i veneziani doc. Finalmente il vicinato può vedere cosa effettivamente uno possegga. I veneziani infatti, come dice anche la filastrocca sui lombardo-triveneti**, son detti i ‘gran signori’. E’ nota una tendenza ad ostentare in pubblico di più di quel che si abbia, in effetti. Ora che cosa si deduce dalla foto di cui sopra? A parte che la maggior parte dei nostri beni sono sottocoperta e i più preziosi erano già stati trasportati con estrema precauzione e cura, potete ammirare: una pregiatissima scarpiera Ikea in rigoroso ‘plasticon’ rosso, un albero di natale (?!?), un stimatissimo piumino regalato dalle mie amique, i manici di un borsone, il bastone di una tenda (sì, amique, me lo son portato via, non si sa mai), un cestino delle immondizie (sì a quella stronza della mia ex padrona di casa manco quello ho lasciato e poi era pieno di bottiglie, ecco), le ante dell’armadio guardaroba croce e delizia del mio ammmore, un meraviglioso materasso matrimoniale (anche quello corce e delizia del mio ammmore). Poi sì c’è anche l’uomo magico-factotum e il mio amorevolissimo ammmore, ma non fanno parte dei miei beni materiali...o uno sì?
**Veneziani gran signori,
Padovani gran dotori,
Visentini magna gati,
Veronesi tuti mati,
Udinesi castelani
col cognome de Furlani,
Trevisani pan e tripe,
Rovigoti baco e pipe,
i Cremaschi fa cojoni,
i Bressan tajacantoni,
ghe n'è anca de pì tristi:
Bergamaschi brusa cristi.