No davvero, io non so proprio più cosa scrivere qui.
Anzi, non è neppure che non so, non me ne frega.
E' stato bello. Chiamo io.
No, non sto chiudendo, sto cercando di scrivere qualcosa a proposito delle mie sensazioni relative a questo blog.
Allora.... è stato uno sfogo in momenti tristi, è stato un modo per conoscere persone interessanti, è stato un modo per incontrare persone a cui ora voglio un bene dell'anima (e anche un po' di più), è stato un passatempo, una fonte di discussioni eterne e, per lo più, inutili, com'è giusto in un bar.
Ci mancherebbe una bella partita a carte, che io ho la famiglia che ha questa tradizione da bar.
Ovvero si andava al bar e si giocava a carte. Si beveva, si fumava (quando ancora si poteva fare), si beveva il vino della casa, si leggeva il giornale a scrocco, si beveva, si discuteva animatamente di politica, si litigava, ci si tirava manate sulle spalle, ci si offriva reciprocamente da bere, e si beveva.
Ora la tradizione di famiglia in genere seguiva il ramo maschile.
Mio fratello era troppo sano per quella vita.
I miei cugini ci si sono applicati.
Ma io, ultima della mia generazione in famiglia, piccola e dolce ragazzina, sono andata oltre.
Io ci ho lavorato nel bar vecchio stile.
Era il bar di un circolo anziani, la miglior e peggior specie.
Io non ho mica mai visto nessuno bere così tanto.
Vecchia guardia... questi partivano al mattino alle 9 con la china calda.
Poi la mattina bianco e il pomeriggio rosso.
Era vinaccio, sì. Ma costava pochissimo. Sapete com'è... la pensione è quella che è.
Infatti i miei clienti, nei giorni di più intenso innaffiamento, accusavano la scarsa qualità del vino, piuttosto che la quantità, per i lor mal di testa. Il vino buono non fa mal di testa, eh, lo sanno tutti. Allora io, ingenua e interessata ad imparare l'arte del bar, chiedevo: ma se te ne bevi tre litri di buono non ti viene mal di testa?
A loro no.
E io ci credo.
In un anno in quel bar ne ho imparate un sacco: a lavorare con ex-tossici (o si sperava tali). A servire acqua naturale, gassata e mezza e mezza, nello stesso vassoio a giocatori di bocce che non mi stavano mai a sentire quando davo indicazioni dei diversi bicchieri di acqua. Allora mi ingegnai con vari incastri di limone, ma era troppo complicato; finii con mettere i biglietti. Ho imparato a fare i cicchetti tradizionali e ad assaggiarli tutti, anche i più disgustosi. Ho imparato a schivare gli assalti dei vecchi violenti ed ubrichi, a lavare i cessi con la varecchina senza nausearmi troppo. A rispondere a tono al maresciallo in pensione con la mania di chiamarti al tavolo come si fa con i cani. Ho imparato a chiedere i soldi con discrezione e rispetto per l’età a chi nicchiava.
Ho imparato che i migliori sono davvero i primi che se ne vanno e i peggiori rimangono attaccati al bancone come la gramigna.
Beh...insomma, per parlare di un blog ho parlato del mio anno da cameriera/banconiera al circolo per anziani. Era l’anno successivo alla mia laurea. Una dottoressa al circolo anziani. Sembr aun titolo da film porno di serie C1.
Già, tutte le esperienze della vita servono. Basta decidere di viverle.
E io, modestamente, la vissi.






