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Utente: beaticomerane
non si è capito? vabbè un altro aiutino "La mezza dozzina di cose significative che separano gli esseri umani dai cosiddetti animali inferiori: Senso dell’umorismo, Immaginazione, Erotismo – in quanto opposto all’incurante , istintivo accoppiarsi di lucciole e procioni – Spiritualità, Insubordinazione e Senso estetico, la capacità di apprezzare la bellezza per se’ stessa" – da Feroci invalidi venuti da paesi caldi di Tom Robbins

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martedì, 27 febbraio 2007

CATTIVELLI

maialeIl nostro primo incontro avvenne in una fattoria nel padovano, proprietà dello zio di mia madre.

Ero una bimba molto piccola e ne fui attratta in maniera diversa dagli altri ospiti della fattaoria. Forse era quel brutto e angusto recinto in cemento che attirava. Non capivo perché tutti gli altri fossero relativamente liberi e visibili e loro no.

I cani alla catena, quelli più cattivi, ma all’aperto, liberi gli altri. Le vacche nella stalla, ma pascolanti a tempo. Conigli, galline e oche razzolanti nel cortile. Gatti e topi nelle parti alte e difficilmente accessibili dei fienili.

Loro no.

Loro chiusi in una casetta di brutto cemento grigio e con recinto in forati sempre di cemento grigio, che offriva ben poco spazio oltre la mangiatoia. Da picchettare il luogo con un cartello “Free the pigs”!

Il fascino del proibito che tutto ciò generava mi spingeva a spiarli ogni volta che uscivano dalla casetta, ogni volta che veniva buttato loro in malo modo il pastone per ingrassarli, e loro mangiavano grugnenti e buffi con quelle orecchie che coprivano gli occhietti cisposi, rosei sotto il luridume, con quei frementi nasi umidi e quegli occhi così umani che pareva ti scrutassero quelle rare volte che erano interessati a guardarti.

Attrazione e timore creano il fascino.

 

Un po’ più adulta assistei all’origine di una festa invernale, pre-natalizia.

Avete mai assistito alla morte, allo squartamento e al dissanguamento di un essere quasi umano? Ne avete mai sentito le urla disperate mentre viene portato nel luogo del sacrificio? Loro già lo sanno cosa li aspetta. Fiutano l’aspettativa, la necessità dell’allevatore, la loro stessa paura.

Ma poi esplodeva la festa e si lavorava alacri attorno a quella carne e si banchettava in grande allegria, la festa dell’abbondanza, grazie a questo generoso essere.

 

Adulta visitai un allevamento con centinaia di esemplari. In un recinto separato decine di piccoli.

Avete mai accarezzato il retro delle loro orecchie all’attaccatura con il capo? E’ una delle superfici più morbide e vellutate che la mia mano abbia mai toccato.

In quegli enormi caseggiati si passava con la pompa d’acqua per lavare il luogo e i suoi numerosi inquilini; così imparai che non sono animali sporchi, cercano solo l’umidità per ammorbidire la loro resistente cute. Tuttavia rimanemmo impregnati del loro odore finché non ci concedemmo una lunga doccia.

 

Ma il mio amore esplose e si rafforzò nell’agriturismo di amici in Abruzzo.

Il primo anno ne tennero due, assolutamente liberi di andare dove volessero e mangiassero i frutti caduti dagli alberi e i nostri avanzi e avanzi di lavorazione dei formaggi.

Vedere questi due rosei rappresentanti di media taglia grufolare perennemente col muso a terra alla ricerca incessante di cibo, rotolarsi nelle pozzanghere lasciate dai temporali estivi, spingerti le chiappe con il muso perché volevano mangiare qualcosa di succulento che si trovava proprio dove eri seduto tu, vederli anelanti che aspettavano tu finissi di innaffiare l’orto e le piante nella calura rilasciata dalla terra al tramonto, ormai abituati alla loro doccia serale, quando finalmente alzavano il muso verso di te, sorridenti e grati di ricevere la pioggia artificiale che li avrebbe rinfrescati e ripuliti rivelando la loro rosea meraviglia.

L’affettuosità e l’intelligenza di questi due graziosi esseri non ancora grossi e goffi e non più piccoli fu dimostrata da queste scene e dal fatto che, pur di trovare alimento, riuscirono ad aprire il recinto dove centinaia di capre e pecore per generazioni sono state rinchiuse dopo il pascolo, mai capaci di uscirne.

 

Purtroppo l’idillio fu funestato da un incidente: Nerino – così chiamato per la macchia nera attorno ad un occhio – una fresca sera decise di addormentarsi sotto una piccola mietitrebbia. Prima di andare a dormire Maurizio decise di mettere al riparo la macchina, schiacciando così Nerino. Il povero porco urlò, ma ne uscì apparentemente integro.

Tuttavia si lamentava e il compagno si strusciava a rincuorarlo. Noi pure, cercando ogni prelibatezza per testarne il grado di salute. Ma Nerino non mangiava più. Lì ci preoccupammo e capimmo cosa rimaneva da fare quando anche il compagno cominciò ad allontanarsi. I miei amici non erano pronti all’evento, era la prima volta che tenevano maiali e avrebbero chiamato un esperto al momento opportuno. Maurizio sapeva come fare con capre e pecore, ma un maiale è tutt’altra cosa. Gli si sparò e lo si macellò, comunque.

La sera successiva onorammo Nerino mangiando parti della sua ancor immatura e tenera carne. So che può sembrare orribile, ma a me sembrò la cosa più sensata per celebrane la morte, non più tragica ed inutile. Poteri della macellazione!

Nerino, una volta morto, non fu più il nostro porco, ma una braciola, uno spezzatino, un girello ecc. ecc. meravigliosi. Non era morto invano. Imparai la legge dell’allevamento.

 

L’ultimo contatto diretto con cotali meraviglie della natura le ebbi l’anno successivo sempre dai miei amici in Abruzzo. Avevano cambiato razza ed erano degli esemplari molto più grossi ed aggressivi.

Ma anche loro mi insegnarono qualcosa di questo animale.

Se ne ero già stata affascinata, se ne avevo già apprezzato affettuosità ed intelligenza, imparai a rispettarli.

Fu quando uno dei due arroganti porci spinse via uno dei pastori maremmani per mangiare qualcosa proprio dove il cane era disteso. Quest’ultimo si alzò e fronteggiò il suino. Stettero a fissarsi per un minuto buono, occhi negli occhi, il maiale immobile e il maremmano ringhiante. Ma fu il cane a cedere e ad allontanarsi, lasciando il maiale grufolante nell’erba appiattita dal suo corpo.

Pur essendo decisamente meno simpatici e affabili di quelli dell’anno precedente, anche questi due porci ci regalarono momenti di ilarità. Quando ogni due per tre tiravano giù le tende anti-mosche che c’erano alla porte, composte da lunghi file di perle di plastica grosse come caramelle rossana, per sgranocchiale e mangiarle proprio come se tali fossero.

Ma il massimo fu raggiunto durante l’ora della pennichella di un cocente primo pomeriggiod’agosto. Appena dopo il pranzo tutti andarono ad appisolarsi in cima ad alberi, o su amache o letti.

Solamente io, un amico e la madre di Maurizio, una vecchia signora affetta da quella malattia che ti estranea dal mondo e che passava la metà della veglia a spazzare il porticato.

Io e l’amico stavamo placidamente leggendo all’ombra delle fresche frasche, quando sentimmo un frastuono di vetri infranti dal retro della casa. Accoremmo a vedere cos’era successo e trovammo i due ‘teppisti in rosa’ intenti a bere il vino contenuto un tempo dalla damigiana che avevano opportunamente mandato in mille pezzi.

Cominciammo ad urlare e schiaffeggiare le solidissime natiche per allontanarli e loro, grugnendo infastiditi, corsero verso il fronte della casa dove, nascosta dietro l’angolo, li attendeva l’anziana donna con la sua fida scopa, insolitamente levata al cielo, pronta a colpire quei possenti esseri.

La scena a cui assistemmo io e l’amico rimane tra le più esilaranti della mia vita. La vecchia e minuta donna che batteva con tutte le sue forze come tamburi viventi – ché il suono era simile, ve l’assicuro – quei temerari e temibili porci, che grugnivano tra il seccato e l’intimorito finto sofferente; lei, ridendo come una pazza, divertita come non mai, che continuava ad urlare con accento abruzzese: “Cattivelli, ques(c)ti maiali sono proprio dei cattivelli!”.

Questa frase ci fu ripetuta per il resto della vacanza ogni volta che incrociavamo lo sguardo per un attimo guizzante e non vacuo dell’anziana signora, ogni volta provocando le reciproche risate.

Quella donna che borbottava tre sè scopando il porticato, che ripeteva in continuazione quella frase, in un momento di folle lucidità, predisse il mio futuro.


postato da: beaticomerane alle ore 11:30 | link | commenti (165)
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giovedì, 22 febbraio 2007

....E NEPPURE ALL'OSTE

Vorrei farvi notare l'avviso in alto a sinistra (sempre grazie Topona)

Ora, fate quel che vi pare, risse, orge, compra-vendite, gioco d'azzardo, partite a tre-sette, ma NON SPARATEMI, per favore


postato da: beaticomerane alle ore 12:38 | link | commenti (100)
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mercoledì, 21 febbraio 2007

GRASSO CHE COLA SULLA CENERE

campanile dipinto

E' molto pericoloso per me scrivere oggi. Cioè, più del solito, perché sono più fatua del solito. Ho sonno, ho fatto tardi ieri, per il martedì grasso. Però non ha senso scrivere se non oggi. Ecco.

Ieri a San Marco hanno suonato i Funk Off e devo dire che sono stati bravissimi e mi sono divertita moltissimo e c'era da ballare e ballare e poi si poteva cantare che tanto i testi sono da celebrolesi.

Durante il concerto ho notato che devo attirare moltissimo i giovani tossici e gli uomini sopra i 190 centimetri, perché mi si piazzavano tutti davanti.

L'unico momento di luce è stato quando mi si sono piazzati davanti tre Nipponici. La luce era dovuta sia alla loro bassezza (alla mia altezza), sia alle loro facce: cioè i muppets a questi gli facevano un baffo. Erano bruttini, ma i loro volti emanavano quella gioia ebete che ogni tanto mi capita di invidiare a quel popolo. Erano felici, ballavano, battevano le mani fuori tempo che neppure se mi fossi impegnata ce l'avrei fatta a NON seguire il tempo come loro, e alzavano al cielo i loro cavalletti per le macchine fotografiche, che tanto mi hanno ricordato degli antichi guerrieri con le loro armi... e in effetti se ci pensate le macchine dei Japans a Venezia sono peggio che armi.

E poi la band, essendo una marching band (che cosa bellissima!), ci ha accompagnati verso il bacino per vedere i fuochi a tempo di musica. Molto brevi, ma il pezzo Roxanne, rifatto per il film Moulin Rouge, è stato un capolavoro di coordinazione musicale-pirotecnica.

Colgo l'occasione per salutare la mamma e la zia, mio cugggino, Blossomb che non sono riuscita a beccare manco 'sta volta, Bimboliquido che mi ha offerto la birra della staffa e la cicca.

Ho sonno, mi rimetto a dormire


postato da: beaticomerane alle ore 11:43 | link | commenti (107)
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lunedì, 19 febbraio 2007

CARNE-VALE

Non ho più voglia di scrivere. Meglio, così scrivo cose brevi e voi non perdete tempo.

Dicevamo il carnevale.

La folla bovina va' evitata girando di notte. Il cielo ci ha graziato regalandoci delle meravigliose giornate di sole, perfette per passeggiare in spiaggia con la mia Fidanzata Bionda.

Di notte ci sono gruppi che suonano improvvisando per strada. Ho visto un gruppo che suonava musiche medievali e un altro con una decina di fiati circa e una grancassa. Mi sono tolta giaccone e ho ballato in maglioncino. Bellissimo.

Però anche di notte in certe zone si formano ingorghi umani. Il passaggio in Erbaria in mezzo ai fanciulli danzanti tunch-tunch-tunch, però, è stato quasi divertente. Appena usciti abbiamo dovuto trattenere un amico che voleva ributtarcisi.

Non ho bevuto troppo. Troppa confusione in ogni posto per bere a sufficienza per ubriacarmi. Cosa non semplice. Anni di allenamento serviranno pure a qualcosa. Però ho difeso con i denti i piatti di cicchetti che portavo fuori per gli amici.

La fantasia della gente che si traveste è una delle cose che apprezzo di più del carnevale. La mascherata di gruppo è la più efficace, di solito. La più gettonata di quest'anno era il gruppo "arancia meccanica". Quello più originale che ho visto erano cinque personaggi travestiti da mosca (degno di nota il piccolo imbuto nero a simulare la proboscide delle mosche) e uno travestito da merda che ogni tanto si gettava a terra. Volevo chiedere loro come hanno deciso chi doveva fare la merda. Ma suppongo fosse il più grande e grosso.

Il quiz è scoprire da cosa mi ero travestita io. Un aiutino, come da vero quiz, è che, così conciata, ho sedotto un fattone che voleva mettermi un dito in un occhio e un ragazzino ubriaco che voleva pisciarmi in una tasca. Il tutto sta nella parola quiz, comunque. Chi vince avrà una mia foto mascherata.


postato da: beaticomerane alle ore 12:02 | link | commenti (123)
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giovedì, 15 febbraio 2007

DEBOLEZZA E FLESSIBILITA'

stalkerChe si avverino i loro desideri

Che possano crederci

E che possano ridere delle loro passioni

 

Infatti ciò che chiamiamo passioni in realtà non è energia spirituale

Ma solo attrito tra l’animo e il mondo esterno

 

E soprattutto possano credere in sè stessi

E che diventino indifesi come bambini

Perché la debolezza è potenza

E la forza è niente

 

Quando l’uomo nasce è debole e duttile

E quando muore è forte e rigido,

Così come l’albero mentre cresce è tenero e flessibile

E quando è duro e secco, muore.

 

Rigidità e forza sono compagni della morte.

Debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza.

Ciò che si è irrigidito non vincerà.

 

Dal film Stalker di Andreij Tarkovskij

 


postato da: beaticomerane alle ore 11:24 | link | commenti (59)
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martedì, 13 febbraio 2007

PRESENTIMENTI

Deve succedere qualcosa, non so, me lo sento. C'è il sole, ma la laguna è agitata.

Ieri sono stata ad acoltare la pioggia a letto a lungo. Sono sospesa e la differenza è che non mi dispiace. Ma è calma apparente. O forse lo spero? Non so.

In realtà ne sono successe di cose, e neppure tanto da poco. E' che mi sto rendendo impermeabile. Non mi sembro neppure io. Bah, sarà l'età. Comunque meglio così. Perché dovrei farmi sconvolgere da chissaché o da chissachì? Godo di piccole cose, faccio godere gli altri di piccole cose. Mi dolgo poco di grandi cose, cerco di far dolere il più possibile chi mi procura dolore. E sono brava, paziente, studio e poi agisco o non agisco, a seconda di ciò che fa più male. Sono buona, ma qui si dice che 'tre volte bon fa un cojon'. E io non sono cogliona. 

Ho ricevuto notizie da antichi amici e amiche che mi ricordano con piacere quando mi pensano. Questo fa bene. Anche l'antico amore, a cui mancano certe mie cose. No, non voglio sapere quali. A me manca il nostro cane e l'idea che avevo di Noi. Però penso spesso a quanto mi ha dato. Credo di aver digerito.

Evalu ed Animadigomma mi hanno fatto pensare agli occhi. A quello che dicono. I miei sorridono assai. Ma, a guardarli bene, raccontano altro. E' vita che sto vivendo nel pieno e nel vuoto e che lascia segni, più o meno belli. Ma i miei occhi registrano tutto e assorbono e mi aiutano a non dimenticare e ad usare l'esperienza per alimentare il mio sorriso.

Non vorrei scrivere questo, eppure lo faccio. Ho una paio di cose pronte e non le scrivo. Ma scrivo questo. Sbagliato. Ma mi viene e, qualunque cosa scriverete sotto, non m'importerà, ma la registrerò perché mi tornerà utile, ché sono un'opportunista e vi sfrutto, che vi credete?

Non vi ho confermato che un paio di settimane fa mi sono fatta tagliare i capelli, ma non troppo, e ho fatto aggiungere un po' di rame, ma a me sembra più ottone. Non mi riconosco tanto. Eppure tutti coloro che mi hanno visto non hanno notato subito la cosa. Ma non mi guardate? Sì, ma sei tu, ti stanno naturali. Allora forse mi sono ritrovata. Sono io  cinque o sei anni fa. Sono IO.


postato da: beaticomerane alle ore 10:53 | link | commenti (126)
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lunedì, 12 febbraio 2007

RESPONSI

da me alla mia amica della foto del quiz

Subject: RE: non so perche' ma ho pensato subito a voi....

 

Cara conservator,

Non v’è dubbio, al primo colpo ho riconosciuto il “buone feste”* leonardesco. Credo che lo aggiungerò alla collezione delle varie rappresentazioni nei vari stili che si sono succeduti nella storia.

Giusto per i nostri trascorsi all'università e sapendo quello che rappresentava per noi tal simbolo non mi offendo per l'oggetto della tua e-mail, un po' insinuante.

risposta dell'amica:

Cara Stefania,

Al di là di ogni insinuazione ero convinta che mi avresti dato una interpretazione appropriata al disegno  di Leonardo (Da Vinci o Di Caprio per altro?).

Io ero combattuta tra le seguenti opzioni:

  1. si tratta indubbiamente di una mano destra
  2. si tratta ovviamente di  un piede sinistro
  3. e’ lo studio del moto della caduta di un cono gelato(con pallina gusto fragola?)
  4. e’ un cannone puntato a ore 2
  5. e’ lo studio di una Fontana.

Ma credo che la tua interpretazione sia senz’altro la piu’ azzaccata.

*era uso tra le mie compagne di studi, casa e merende universitarie disegnarci ameni cazzetti sulle pagine dei libri mentre si cercava di studiare in compagnia, detti cazzetti vennero nominati "buone feste" per ovvi motivi, ma anche perché uno dei più originali modelli fu quello natalizio. Un giorno di particolare scazzo illustrai cazzetti sui retro pagina bianchi di una dispensa della mia amica in tutti gli stili artistici succedutisi nei secoli. Ricordo come il miglior riuscito il "buone feste" barocco, con ampie volute.

p.s. il Negroniglio mi ha gentilemente risposto e detto che 'siski pipiski' significano semplicemente 'figa e tette' in russo. A questo punto forse è un complimento. O forse no. Boh


postato da: beaticomerane alle ore 15:13 | link | commenti (20)
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giovedì, 08 febbraio 2007

QUIZ

Per intrattenervi nel lungo week end senza di me - che non so proprio come facciate a vivere - vi propongo un quiz.

buone feste

Cos'è questo?

Aiutino: è tratto da un disegno di Leonardo da Vinci (o, come diceva propriamente la mia amica, che mi ha posto lo stesso quesito, forse è meglio parlare di schizzo).

Sperando che la mia amica non mi linci per quest'appropriazione indebita.

Vi amo tutti!


postato da: beaticomerane alle ore 17:24 | link | commenti (61)
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mercoledì, 07 febbraio 2007

IL PASSATO

A volte il passato torna sotto forma di rigurgito. E capisci che non l'hai ancora mandato giù.

A volte, invece, torna sotto forma di rutto. E forse è la volta buona che l'hai digerito.*

 

*digerire: convertire il cibo in sostanze atte al nutrimento.

defecare (liberarsi): espellere le feci, andare di corpo.


postato da: beaticomerane alle ore 12:07 | link | commenti (110)
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martedì, 06 febbraio 2007

SCHEGGE IMPAZZITE

Ma, dico io, come ci si fa a chiamare Pippa Norris? Eppure esiste, e ha scritto pure un libro che ho qui in mano...Come pure Paul Kagame (che in dialetto veneziano significa 'prendimi in considerazione')

Ieri sera in autobus, attorno alle 22.00, c'era un tipo di quelli così normali che il tuo sguardo manco si sofferma. Oddio avevo fame che non avevo ancora cenato e lui aveva due borse piene di sacchetti di patatine assortiti, di cui vado particolarmente ghiotta... La cosa mi ha incuriosito. E' così che ho scoperto che durante tutto il viaggio mormorava a denti stretti "Stronzo di merda stronzo di merda stronzo di merda stronzo di merda...", tipo mantra. Poi gli ho guardato i piedi. Aveva dei sandali di plastica e dei calzettoni...Che mondo affascinante! Un uomo che alla prima occhiata pareva così normale...

my sleepy smileIn seguito ho perso il vaporetto e sono stata all'imbarcadero per venti minuti. Di solito la cosa m'innervosisce assai, ma ero così stanca che non avevo neppure la forza di reagire. Una stanchezza buona...quasi meditativa (vedi foto sopra). Se non che ho dovuto mettere in funzione un minimo il criceto che fa girare la ruotina nel mio cervellino, ché una giovane donzella chiacchierina mi ha attaccato un bottone che non mi mollava più, nemmeno mentre cercavo di contrattare, via sms, con un amico che mi aveva promesso un invito a cena in un ristorante sciccoso e costoso e voleva barattarlo con un invito nel famoso ristorante "L'antro del lupo" (ovvero casa sua).

Stamattina dalla panettiera che chiama tutti "amore" c'erano un padre e un figlio circa settenne. La panettiera al pupo "Nicolò, come mai così tardi oggi? Sei in ritardo?". E il padre "No, è che da grande vuole fare il libero professionista"

Io invece sono in ritardo perché la mattina non mi alzerei proprio. Di solito sono un grillo, mi alzo subito...Ma è febbraio e, da anni, per me febbraio è il mese del letargo. Quando andavo all'università i miei amici lo sapevano. "Dov'è la Stefi?". "A letto". D'altra parte facevo la stagione estiva come cameriera, poi riuscivo pure a dare gli esami della sessione autunnale, ma a febbraio sprofondavo nel cuscino. Sempre.

Stamattina tutti mi guardavano i piedi. Forse perché i miei pantaloni strisciano decisamente troppo a terra e, essendo di ciniglia, sembrano un pigiama?

 


postato da: beaticomerane alle ore 09:51 | link | commenti (61)
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